Cosa
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Dove

Presenza ebraica a Genova è attestata per la prima volta nel VI secolo, ma per oltre mille anni manterrà un carattere sporadico, per lo più legato a soggiorni temporanei per affari. Documentata più spesso dal XII secolo, assunse grande rilevanza alla fine del Quattrocento quando, in seguito all’espulsione dalla Spagna, approdarono anche a Genova navi cariche di ebrei profughi in cerca di rifugio. La maggior parte di essi fu respinta; a pochi venne concesso un salvacondotto per una permanenza limitata. Si trattava per lo più di medici o commercianti facoltosi, considerati una risorsa in particolare dopo la cacciata dalla Spagna in seguito alla quale si erano formate nuove comunità ebraiche nelle città commerciali di tutto il Mediterraneo. L’influenza dell’autorità ecclesiastica e l’ostilità delle grandi famiglie di commercianti e banchieri che ne temevano la concorrenza portarono per tutto il Cinquecento a continui bandi di espulsione, mai rispettati dall’intero gruppo. Nel 1648, con l’istituzione del porto franco, fu concesso agli ebrei di risiedere stabilmente in città.
La loro vita, dal 1658, fu regolata da capitoli decennali rinnovabili. Con essi si disponeva l’istituzione del ghetto con una sinagoga e l’assegnazione di un terreno indipendente per le sepolture. Fra il 1660 e il 1674 vennero destinate al ghetto le case fra vico del Campo (già degli Ebrei) e alcune traverse come vico dei Fregoso e Untoria, all’angolo del quale sembra si trovasse la sinagoga. Fu questa una zona piuttosto conveniente per la prossimità al porto e alla Loggia di Banchi. Allo scadere dei primi capitoli seguì ampia discussione sull’opportunità di una proroga; nel 1675, questi furono infine rinnovati e il gruppo fu trasferito in un secondo ghetto, presso la piazza dei Tessitori.

 


 

Vico del Campo e traverse