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Dove

Documentato con continuità a partire dall’anno 967, ma certamente presente già prima, l’insediamento ebraico di Ancona fu nei secoli numeroso e cosmopolita. Centro di scambi commerciali con l’Oriente, il porto franco della città aveva infatti attratto, accanto a un primo nucleo di ebrei italiani, anche gruppi di levantini e marrani portoghesi. A inizio Quattrocento le prime misure discriminatorie, dovute alla crescente influenza della Chiesa sulla città; fra queste, il segno distintivo sugli abiti e il vincolo di residenza in un’unica area urbana, individuata intorno alle attuali piazze della Repubblica e Kennedy, poi estesa verso Capodimonte (oggi profondamente trasformata). Il ghetto fu formalmente istituito nel 1555, insieme a tutti gli altri dello Stato Pontificio, di cui Ancona faceva parte dal 1532. Il papa riconobbe inoltre validità al battesimo dei marrani, provocando violente persecuzioni anche da parte dell’Inquisizione. Nel 1556 vi furono circa novanta marrani arrestati; i 24 che non si piegarono all’abiura furono barbaramente bruciati nel campo della Mostra (oggi piazza Malatesta). Lo sdegno per l’accaduto provocò il boicottaggio del porto, in particolare da parte delle comunità ebraiche di Levante e, per due anni, le rotte commerciali furono deviate su Pesaro. Con l’espulsione dai territori della Chiesa del 1569, Ancona rimase con Roma l’unica città pontificia nella penisola in cui gli ebrei poterono rimanere. La prima liberazione dal ghetto risale all’invasione napoleonica del 1797. Con la Restaurazione, parte degli antichi obblighi fu ripristinata e il ghetto tornò in funzione fino al 1848. L’equiparazione giuridica si ottenne infine nel 1860,con l’annessione delle Marche al Regno d’Italia.

 


 

Zona attuali vie Astagno, Bagno, Traffico, Lata