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Prime testimonianze di presenza ebraica a Carmagnola risalgono alla fine del XV secolo. Il piccolo nucleo era in particolare dedito all’attività di prestito e al commercio e, più tardi, poté dedicarsi anche all’arte dell’oreficeria.

Nel 1723 il re Vittorio Amedeo II estese a tutto il Piemonte l’obbligo del ghetto, sino a quel momento istituito solo a Torino. Al gruppo ebraico di Carmagnola fu destinato il complesso edilizio dell’Isola delle Cerchie, compreso fra le attuali vie Bertini, Cherche, Benso e Baldessano. Gli isolati del ghetto sorgono in posizione centrale ma esterna ai percorsi delle processioni cattoliche e leggermente defilata rispetto alla principale zona commerciale – fra le attuali piazza Sant’Agostino e via Valobra – dove la comunità si era in origine stabilita e avrebbe desiderato mantenere la propria residenza.

Si trattava di un piccolo gruppo di famiglie che aumentò di poche unità all’arrivo, nel 1737, degli ebrei di Racconigi, trasferiti nel ghetto di Carmagnola perché in numero troppo esiguo per poter costituire una comunità autonoma. Nel 1761 risultavano così 110 persone, che a inizio Ottocento erano cresciute a 171. Con l’Emancipazione, nel 1848, ebbe inizio un progressivo spostamento verso i centri maggiori della regione che ha gradualmente portato la comunità di Carmagnola a estinguersi.

Parte dei volumi appartenuti al ghetto hanno variato consistenza e proprietà. Alla Comunità ebraica di Torino rimane l’edificio della sinagoga sito via Bertini 8, oggi magnificamente restaurato.

 


 

Via Bertini / via Cherche / via Benso / via Baldessano / via Bellini