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Dove

Le prime testimonianze dirette di presenza ebraica a Senigallia sono della prima metà del Quattrocento; è tuttavia verosimile che alcuni ebrei fossero stabili già nel secolo precedente, attratti dalla fiera annuale della Maddalena. Più tardi, il duca Sigismondo Malatesta aveva promosso nuove immigrazioni per potenziare lo sviluppo commerciale della città. Prime limitazioni alle libertà degli ebrei ebbero luogo con il passaggio della città ai Della Rovere (1471) cui seguì, nel 1508, l’annessione al Ducato di Urbino. I provvedimenti disciplinavano soprattutto la vita quotidiana ma consentivano la residenza in città. Nel 1631, la morte del duca Francesco Maria II senza eredi maschi determinò la devoluzione del Ducato allo Stato Pontificio. Di lì a poco, veniva istituito il ghetto nelle città di Pesaro, Senigallia e Urbino, nelle quali vennero fatti confluire anche gli ebrei dei paesi circostanti. Più tardi fu imposto il segno distintivo sugli abiti.

L’area di reclusione occupava quattro isolati, compresi fra le attuali vie Arsilli, Marzi, Gherardi e corso II Giugno. Quattro portoni serravano alle estremità le due vie interne, oggi denominate entrambe via dei Commercianti. Al loro incrocio si trova tuttora la sinagoga qui trasferita poiché, quella precedentemente in uso, risultava esterna al perimetro del ghetto.

Nel 1799, dopo la breve libertà portata dall’occupazione francese, si verificarono violenze, devastazioni e saccheggi del ghetto; tredici persone furono uccise, altre ferite; molti ebrei fuggirono ma, nel 1801, furono costretti a ricostituire il ghetto. La residenza coatta fu abrogata nel 1848, ma la parità sociale arrivò soltanto nel 1860, con l’annessione al Regno d’Italia.

Numerose modifiche hanno interessato la zona del ghetto sin dalla fine dell’Ottocento; solo alcuni fabbricati – fra i quali, quello della sinagoga – conservano in parte l’aspetto originario.

 


 

Vie dei Commercianti fra le vie Arsilli, Marzi, Gherardi e corso II Giugno