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Finalmente emancipata, la Comunità ebraica deliberò la costruzione di una sinagoga libera dai vincoli che avevano caratterizzato l’età precedente. Il nuovo tempio, di proporzioni grandiose, avrebbe dovuto celebrare la piena integrazione nella società civile e identificare la presenza ebraica in città.

Fu acquistato un terreno nell’area di espansione urbana nord, precedentemente occupata dai bastioni secenteschi demoliti nel corso dell’Ottocento. Dopo l’insuccesso di una prima vicenda concorsuale, il progetto dell’edificio fu affidato all’architetto Alessandro Antonelli, che ne avviò la realizzazione nel 1863. Il progetto approvato definiva un volume a pianta quadrata, coperto da una volta a padiglione alta 47 metri; l’ampia aula del tempio, capace di 1500 persone, sarebbe sorta al primo piano, mentre il basamento sottostante avrebbe accolto l’amministrazione, le scuole ed altri servizi comunitari. Le consistenti modifiche in altezza apportate in corso d’opera dall’Antonelli determinarono tuttavia un ingente crescita delle spese e, già nel 1869, costrinsero la Comunità ad una prima interruzione del cantiere.

L’evoluzione dell’ardita opera aveva ormai assunto interesse pubblico e la Comunità non ebbe di fatto modo di imporre ulteriori modifiche. Ormai inadeguato alle esigenze comunitarie, nel 1878 l’edificio fu acquistato dal Comune di Torino che lo destinò a “Ricordo nazionale al re Vittorio Emanuele II”. Con la somma corrisposta alla Comunità fu acquistato un nuovo lotto nell’area di espansione urbana fuori Porta Nuova dove, nel 1884, prese forma l’attuale Tempio Israelitico di Torino. La Mole Antonelliana non fu mai utilizzata come sinagoga. Venne conclusa nel 1889 e, con un’altezza di 167,5 metri, è oggi considerata il simbolo di Torino.

 


 

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