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Ebrei levantini la costruirono già fra il 1538 e il 1561; fu riedificata nel corso del XVII secolo e alcuni elementi di facciata la riconducono verosimilmente alla bottega del Longhena.

L’ingresso utilizzato affaccia sulla calle del Ghetto Vecchio; dal vano d’entrata una scala conduce alla sinagoga, posta al primo piano. Sopra al portoncino risalta il liagò che accoglie la bimah.

L’aula conserva la tradizionale disposizione bifocale con aron e bimah su pareti opposte; i ricchi interni sono impreziositi da boiserie, stucchi e damaschi rossi. L’elemento di maggior effetto è la bimah, un’imponente struttura in noce intagliato e dipinto di nero, forse del bellunese Andrea Brustolon (1660-1732). Due scale laterali semicircolari conducono al sopraelevato piano dell’officiante; la balaustra del podio è fiancheggiata da colonne tortili decorate a motivi vegetali che sorreggono l’alta copertura a baldacchino.

Altrettanto pregiato è l’aron, collocato sul fronte opposto. Simile a quello di Scola Spagnola, è incorniciato da un arco con fondale azzurro a stelle dorate. Una struttura architettonica a colonne e doppio timpano racchiude le ante dell’arca. I gradini antistanti sono preceduti da una balaustra in marmi policromi e da un cancello in ottone realizzato nel 1786.

La Scola Levantina è tuttora regolarmente utilizzata in alternanza con la Scola Spagnola.

 


 

Nel periodo estivo, visite guidate con partenza a orari regolari a cura del Museo Ebraico di Venezia, Campo de Ghetto Novo, 2902/b