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La sinagoga di Senigallia, di rito italiano, fu edificata nel 1634 in seguito all’istituzione del ghetto in sostituzione di quella precedentemente in uso, situata in via Arsilli, poco fuori all’area di reclusione.

L’attuale configurazione della sala è il risultato di due consistenti ristrutturazioni. Nel 1799, dopo che i francesi ebbero lasciato la città, le case del ghetto e la sinagoga furono saccheggiate e devastate da truppe sanfediste appoggiate dal popolino. L’arredo interno, di grandissimo valore, andò perduto. Quando nel 1801 la Comunità, sfollata in località vicine, fu costretta a rientrare nel ghetto, la sinagoga fu ricomposta con arredi nuovi, tuttora visibili. Fu realizzato un aron in legno laccato color avorio, con una cupoletta forse integrata da un arredo preesistente. Sul lato opposto, secondo la tipica disposizione bifocale, spiccava una tevah rialzata, sostenuta da colonne e servita da due scale simmetriche a tenaglia. La balaustra semicircolare, che ne cingeva il palco, in legno scolpito e dorato, appare di fattura precedente all’aron e potrebbe forse essere scampata alle devastazioni di fine Settecento.

A seguito del terremoto del 1930 la sala dovette nuovamente essere riorganizzata. Per ragioni di sicurezza, si stabilì infatti che tutte le case avrebbero dovuto essere abbassate a due soli piani e la sinagoga, posta all’epoca al piano più alto, dovesse essere trasferita nei locali inferiori e riadattata ai nuovi spazi.

Fu pertanto realizzata una nuova tevah più semplice, che sostituiva la grande tribuna precedente. L’antica balaustra fu ricollocata davanti all’aron, dove è di fatto allestita una seconda tevah. Nella sala vennero fatti confluire altri arredi appartenenti al complesso come i tavoli da studio e alcune panche collocate nell’area centrale.

 


 

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