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Scoperto nel 1853, il complesso sepolcrale di Venosa è fra le più importanti testimonianze della florida presenza ebraica nella città e nell’Italia meridionale. L’analisi delle oltre settanta iscrizioni rinvenute, non datate ad eccezione di una del 521, colloca l’utilizzo del sito sepolcrale fra i secoli IV e VI d.C. A quest’epoca risalgono le prime notizie certe di presenza ebraica nella regione. Le catacombe si articolano in una rete di percorsi ipogei scavati nella roccia tufacea, nell’area extraurbana della collina della Maddalena. Vi si trovano sepolture a loculo disposte lungo le pareti o a terra; altre tumulazioni sono organizzate in cubicoli (tombe a camera con molteplici sepolture) e arcosoli (loculi ricavati in un nicchia sormontata da un arco). Alcune aree presentano ricche decorazioni ad affresco caratterizzate da simboli della tradizione ebraica, come la menorah, il lulav e lo shofar. Epigrafi in greco, latino e ebraico, talvolta bilingui, attestano l’alto livello di integrazione con la società non ebraica, oltre a costituire un importante strumento di conoscenza dell’organizzazione comunitaria dell’epoca, con riferimento a cariche e ruoli, anche ricoperti all’esterno del mondo ebraico. Notizie d’epoca successiva riprenderanno in particolare nel IX secolo grazie al materiale epigrafico rinvenuto nel complesso dell’Incompiuta.


Strada provinciale Ofantina
(necessaria la macchina)

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