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Il Ghetto Novo è l’area della città in cui, a partire dal 1516, la popolazione ebraica di Venezia fu costretta ad andare a vivere. Primo ghetto d’Europa, sorge su un’isola delimitata dai rii di San Girolamo, di Ghetto Novo e del Battello e, in origine, collegata alla città soltanto attraverso due porte.

Vi abitarono dapprima settecento ebrei di origine centreuropea e italiana ma la popolazione aumentò rapidamente in seguito a successive ondate migratorie.

Nel campo centrale si svolgeva la vita quotidiana, con sinagoghe, botteghe, banchi di pegno (si noti al n. 2912 l’insegna del Banco Rosso), pozzi per l’approvvigionamento idrico. Non potendo estendersi oltre i confini, al fine di ampliare le possibilità di accoglienza, l’edilizia del ghetto cominciò ad essere frammentata al suo interno e poi a crescere in altezza portando alcune case sino agli otto piani (cosa singolare data la poca resistenza del suolo sabbioso a Venezia).

Nel corso dell’Ottocento alcuni edifici furono demoliti e rinnovati. È il caso dell’attuale sede della Casa di Riposo (n. 2874) al cui interno è conservato l’aron di Scola Mesullamim, demolita nel XIX secolo.

Sul muro del civico 2874 si trova il Monumento all’Olocausto (1980), costituito da sette formelle in bronzo con scene relative al periodo della Shoah, opera dello scultore Arbit Blatas. Poco distante, un altro monumento dello stesso autore, realizzato nel 1993, riporta su assi di legno i nomi dei 246 ebrei deportati da Venezia, soltanto sette dei quali sette fecero ritorno; un pannello bronzeo raffigura la salita sui carri.

Dal campo del Ghetto Novo si ha accesso alle tre prime sinagoghe e al museo ebraico.

 


 

Visite: l’area è attraversata nel percorso di visita guidata a tre delle cinque sinagoghe, curato dal Museo Ebraico di Venezia (Campo de Ghetto Novo, 2902/b)