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È la più grande delle sinagoghe veneziane e viene tuttora regolarmente utilizzata in alternanza con la Scola Levantina. Fu fondata intorno alla metà del Cinquecento da ebrei esuli dalla penisola iberica.

La sistemazione seicentesca è frutto del lavoro di una commissione di cui fa parte un ebreo “intendente di architettura”, tal Juda Camis, presumibilmente in relazione con le bortteghe degli architetti veneziani dell’epoca come Antonio Gaspari, Giuseppe Sardi e Baldassarre Longhena. Si caratterizza esteriormente per l’austera facciata con quattro grandi finestre ad arco al piano nobile e una fascia di finestre quadrate sotto il cornicione, in corrispondenza del matroneo.

Dall’atrio al pianterreno uno scalone del 1894 conduce all’aula sinagogale. L’ambiente interno è reso assai luminoso dall’ampia finestratura. Opposti sui lati corti si trovano l’aron e la bimah , mentre lungo i lati maggiori sono disposti i banchi in legno per il pubblico. L’aron , simile a quello di Scola Levantina, ha colonne in marmo scuro e un doppio timpano, ed è inquadrato da un arco con fondale azzurro a stelle dorate. Fra gli interventi tardo ottocenteschi, vi fu l’aggiunta della balaustra semicircolare antistante; nella stessa epoca, un organo venne installato nella struttura a baldacchino della bimah e la posizione dell’officiante venne spostata in corrispondenza dell’aron. Dal 1980 è stato ripristinato l’assetto originario.

Al pianterreno dell’edificio, un piccolo vano accoglie gli antichi arredi della scola Kohanim, una delle scole private esistite a Venezia, originariamente collocata nell’area del Ghetto Novo.

 


 

Nel periodo invernale, visite guidate con partenza a orari regolari a cura del Museo Ebraico di Venezia, Campo de Ghetto Novo, 2902/b