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La sinagoga di Gorizia fu costruita nel 1756 in luogo del precedente oratorio, allestito all’indomani della reclusione nel ghetto (1698). Celata in origine dai fitti fabbricati del quartiere, deve il proprio aspetto esteriore a consistenti rinnovamenti eseguiti nel 1894, quando la Comunità, ormai emancipata dai vincoli sociali dell’età precedente, volle attribuire visibilità alla propria sede e luogo di culto. Veniva così demolito il fabbricato prospiciente via Ascoli e sostituito da una corte, chiusa sulla strada da una facciata con influenze moresche e le Tavole della Legge. Il piano di risanamento attuato nel secondo dopoguerra ha successivamente determinato la demolizione di ogni altro volume adiacente alla sinagoga, modificando ulteriormente la fisionomia esterna e i collegamenti interni dell’edificio.

L’aula sinagogale si trova al primo ed ultimo piano; è organizzata secondo il tradizionale schema bifocale, con tevah e aron opposti sui lati brevi, e panche per il pubblico allineate alle pareti maggiori ed orientate verso l’asse centrale.

Fiancheggiata dai due ingressi all’aula, la tevah è una sobria struttura in legno di cedro, rialzata e coperta da un baldacchino a cupola con colonne tortili. Lungo la spalliera, leggermente aggettante oltre il muro della sala, una scritta celebra lo scampato pericolo dal quale,  nel 1761, la sinagoga si salvò dalla distruzione.

Sul fronte opposto, un aron ha-qodesh marmoreo, anch’esso di gusto barocco, con colonne tortili in marmo nero e un alto fastigio a volute con le Tavole della Legge. Ne cinge l’area antistante una cancellata tardo settecentesca in ferro battuto attribuita al fabbro Martino Geist.

A metà altezza, un elegante matroneo a pianta ovale corre lungo l’intero perimetro della sala.

 


 

Via Ascoli, 19

Inclusa nella visita al museo “Gerusalemme sull’Isonzo”
Primo piano senza ascensore