Cosa
  • Cimiteri
  • Musei, mostre e memoriali
  • Quartieri ebraici
  • Sinagoghe
Dove

Una lapide affissa in via Vittoria 41 ricorda gli ebrei espulsi da Spagna e Portogallo alla fine del XV secolo, accolti dal duca Ercole I d’Este che seppe vedere in loro un’opportunità di sviluppo per la sua capitale.
Il gruppo, profondamente legato alla propria eredità culturale, ebbe da subito un oratorio indipendente e un proprio cimitero. La sinagoga rimase attiva sino agli anni della seconda guerra mondiale e fu smantellata in seguito alle devastazioni nazifasciste. Collocata al primo piano dell’edificio, presentava il tradizionale schema bifocale, con tevah e aron opposti sulle pareti brevi, e banchi per il pubblico rivolti verso l’asse centrale. Dopo la guerra, gli arredi barocchi furono in parte recuperati e ricollocati altrove. La tevah e il corpo centrale dell’aron, in marmi policromi, furono trasferiti nell’oratorio invernale della Comunità di Livorno, che fu intitolato al rabbino ferrarese Isacco Lampronti, committente dell’arca nel 1710. Le ali laterali dell’aron, in legno con laccature verdi, sono conservate nel salone dell’ex Tempio Italiano. Negli anni ’50 i locali della sinagoga furono infine riadattati a funzione residenziale.

La sinagoga fu centro di una comunità sefardita di altissimo livello culturale, nell’ambito della quale sin dal Cinquecento si erano distinte importanti figure. Fra di esse Avraham Usque, dedito all’arte della tipografia e curatore della “Bibbia di Ferrara” (1553), traduzione della Bibbia in giudeo-spagnolo; i suoi figli Samuele e Salomone, questi ricordato per la traduzione in spagnolo del Petrarca. Un circolo di intellettuali, ebrei e cristiani, si concentrò intorno a Samuel Abravanel (1473-1547); Dona Grazia Mendes (1510-1569), prodiga nell’aiuto ai conversos nel ritorno alla propria origine; Amato Lusitano (1511-1568), docente alla facoltà di medicina e trattatista.


Via Vittoria, 41