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Nel settembre 1943 le truppe naziste procedettero con l’arresto degli ebrei di Gorizia e le deportazioni nei campi di sterminio. In cerca di scampo, la famiglia del piccolo Bruno Farber si era trasferita a Ferrara, lontano da ogni conoscente. Poche settimane dopo, fu arrestata, tradotta nel campo di concentramento di Fossoli e deportata ad Auschwitz. Bruno fu ucciso all’arrivo, a soli tre mesi di vita.

Alla memoria del più giovane ebreo di origine goriziana, vittima della barbarie nazista, la città ha dedicato il giardino adiacente alla sinagoga. Dal 1995 vi è stato ricollocato un settecentesco cancello in ferro battuto appartenuto alla casa natale del glottologo ebreo Graziadio Isaia Ascoli. Secondo una tradizione locale – fondata sulla compatibilità del manufatto con una descrizione riportata in un atto giuridico del 1783 – tale cancello sarebbe lo stesso originariamente posto a chiusura del ghetto, verso la chiesa di San Giovanni, realizzato dal fabbro Martino Geistin in sostituzione del precedente portone in legno.

Arricchisce il giardino un’istallazione a cielo aperto realizzata dall’artista Emanuele Luzzati. L’opera rievoca la festività ebraica del Purim e si inserisce in un percorso di “arte ambientale” realizzato dai bambini delle scuole elementari della città.

 


 

Via Ascoli